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manuel cerfedaManuel Cerfeda nasce a Tivoli (RM) nel 1975. Durante gli anni del Liceo Classico inizia a scrivere, grazie alla scoperta di Alessandro Bergonzoni, che considera suo Maestro.

La passione per l’umorismo e la satira lo porta poi ad individuare in Daniele Luttazzi e Antonio Rezza due importanti punti di riferimento. Nel 2009, mentre prepara la sua tesi di Laurea in Ingegneria (sull’energia solare fotovoltaica), pubblica il suo primo libro “L’anagramma di derma (non madre, quell’altro)“.

L’opera si nutre delle due ispirazioni principali dell’autore: il non-sense, frutto di pura ispirazione, e il gusto per la parodia, che porta a individuare il lato comico in ogni situazione.

Nel 2012 inizia a collaborare con la rivista satirica “Gli Arroganzini“, creata da Ettore Ferrini e Gabriele Moretti (autori dei libri “Il sacro e il propano” e “Non ho niente contro i preti… Altrimenti l’avrei già spruzzato dappertutto”, nonché collaboratori de “Il Vernacoliere”), che dal 2013 diventa L’odio digitale, riscontrando da subito l’apprezzamento e l’affetto da parte dei lettori, sia nei commenti sul social network, sia dal vivo negli spettacoli organizzati per promuovere la rivista.

Il suo tratto distintivo è la curiosità, che lo porta a sviluppare molteplici interessi, in particolare per la comicità, l’automobilismo, la musica, la meteorologia e la tecnologia.

Nel 2010 si sposa con Elisa e nel 2014 diventa papà di tre gemelli: Alessandro, Aurora e Marianna.

Nel 2016 esce il secondo libro “Autopsie ipocaloriche e altri metodi per perdere peso”.

Dal 2017 collabora con il mensile automobilistico “Elaborare” (le automobili e la tecnica motoristica sono una sua grande passione).

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  • q-iconManuel, raccontaci qualcosa in più su di te

    il periodo più difficile della mia vita è rappresentato sicuramente dai primi anni di università, in cui ho sperimentato difficoltà a me sconosciute nell’ambito dello studio, avendo sempre dimostrato, fino ad allora, un rendimento scolastico più che buono. Nonostante le delusioni non ho mai mollato e ho resistito. La chiave di svolta è stata il raggiungimento della consapevolezza delle mie capacità e dei miei limiti, che mi ha portato ad accettare i miei ritmi di studio, senza sopprimere le mie passioni, prima di tutto la scrittura. Da quel momento è stato tutto più semplice e sono riuscito a realizzare due sogni che sembravano lontani: la laurea e il mio primo libro.

  • q-iconDopo aver ricevuto una valanga di ottime recensioni, quali sono le 2 che ricordi con più piacere?

    Le due recensioni che mi hanno fatto più piacere sono:

    • quella di Gabriele Moretti, scrittore e “collega” nella rivista “L’odio digitale”, che, dopo aver ricevuto il mio primo libro, ha voluto pubblicamente ringraziarmi con un post entusiasta sulla sua pagina facebook.
    • quella di Ettore Ferrini, anche lui scrittore e “collega” nella rivista “L’odio digitale”, che ha definito la mia scrittura “psichedelica e futurista”, definendo il mio stile con ottima sintesi.
  • q-iconChe cosa rappresentano i tuoi libri per te?

    I miei libri rappresentano un sogno che si avvera, che coltivo fin da quando ero uno studente di liceo. Poter fare conoscere ai lettori i propri pensieri, ricevere da loro attestati di stima, ringraziamenti per averli fatti ridere, è una delle soddisfazioni maggiori che riesco a immaginare.

  • q-iconRaccontaci qualcosa di più su di te

    Dietro alla nascita per la mia passione per la scrittura c’è un aneddoto abbastanza curioso. Siamo nel 1991, devo ancora compiere 16 anni, mi piace già leggere e sento il desiderio di esprimermi, ma ancora non ho trovato la via giusta.

    Accade poi che, ad un’età forse inusuale, mi ammalo di morbillo e sono costretto a rimanere a casa per quasi due settimane. Per passare il tempo ascolto la radio per molte ore. Caso vuole che, proprio in quei giorni, inizino le trasmissioni del programma “Zitta che si sente tutto” dell’allora giovanissimo Alessandro Bergonzoni. Fu una folgorazione. Lo stile dell’autore bolognese mi diverte moltissimo e ancor più mi stimola. Registro tutte le puntate che posso su cassette che riascolto decine di volte. Da allora ho iniziato a scrivere e a sviluppare il mio personale modo di raccontare.

 

 

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