Le fiabe del buon senso: cosa sarebbe accaduto se i personaggi delle fiabe fossero stati persone normali. Puntata n.2: Cenerentola

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Cenerentola era l’unica figlia di un ricco signore. Un brutto giorno la sua mamma morì improvvisamente. Qualche tempo dopo, l’uomo decise di risposarsi con una vedova, che aveva due figlie avute dal precedente matrimonio: Genoveffa e Anastasia. Esse erano brutte di viso ma perfide di cuore.

Dopo la morte del suo nuovo marito, la matrigna e le sorellastre presero in consegna la casa dell’uomo e cominciarono a maltrattare la povera bambina, rendendola loro serva a tempo pieno, senza pagarla nemmeno con i voucher.

La sera, quando era stanca, non andava a letto, ma doveva coricarsi nella cenere accanto al focolare (spesso neanche spenta del tutto). E siccome era sempre sporca e impolverata, la chiamavano Cenerentola.

Dopo una settimana di simile trattamento, la giovane si rivolse alle guardie imperiali, che arrestarono la vecchia strega e le sue figlie cozze con l’accusa di maltrattamenti e riduzione in schiavitù (art. 572 Codice Penale, da 2 a 6 anni di reclusione e art. 600 Codice Penale, da 8 a 20 anni di reclusione)

Cenerentola, che tutti ripresero finalmente a chiamare con il suo vero nome (Cinerina), ereditò tutti gli averi della matrigna megera e divenne così ricca che poté comprarsi scarpe costosissime, così costose che, appena venivano edotti sul prezzo, tutti dicevano “Ammazza, e che so’ de cristallo?”.

E vissero tutti felici e contenti (soprattutto lei.)

Cenerentola

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