Esegesi dei testi di Enzo Savastano

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Enzo Savastano

Enzo Savastano, il rampante cantante neomelodico, autentico maitre a penser di tutta la categoria, per me che l’ho scoperto da poco – e me ne scuso con il capo coperto di cenere – è stato una rivelazione fulminante.

Un incontro così sublime tra poesia e musica non si ascoltava dai tempi dei Beatles o, più recentemente, dai Righeira. Le storie cantate nei suoi pezzi toccano il cuore e le musiche entrano subito in testa, grazie anche all’onnipresente sax di Lello Sorice Junior, unico vero erede di Fausto Papetti (tranne che per le copertine con le donne nude, che purtroppo ancora non si sono viste da parte sua).

Il talento e il merito vanno riconosciuti, ed è mio auspicio che il nome di Enzo Savastano assurga alle vette di gloria e notorietà che merita. Perché in un mondo in cui il pubblico è disposto a pagare per ascoltare canzoni come “Oh Vita!” o “Le Canzoni” di Jovanotti o l’ultima hit estiva latino americana, il nostro beniamino beneventano merita molto ma molto di più.

Andiamo allora ad analizzare le liriche di alcune delle canzoni che formano lo sterminato repertorio del caro Enzo. Ci sveleranno ancor di più lo spessore dell’uomo Savastano, al di là dell’artista.

 

Mannaggia ‘a Marozz

Sono le 6, sono le 7: asciutto abbrivio in cui si nota l’abilità dell’autore che, con poche semplici parole, descrive l’incalzare del tempo per l’innamorato che deve svegliarsi presto per salire sul Bus Marozzi.

 

Ma l’amore è litigarello e non passa per Caianello: passaggio magistrale, nel quale il confine geografico fra Campania e Lazio simboleggia anche il confine sentimentale che si sta alzando fra i due innamorati. Secondo alcune fonti, inizialmente il testo era “ma l’amore è provocatore e non passa per San Vittore”.

 

M’agg scetat’ pe’ sbagl’ verso ‘e sett’ e nu quart’: qua notiamo lo spessore del vero uomo che non trova scuse e ammette il suo sbaglio. Non dice “Non ha suonato la sveglia” o “Mammà non m’ha chiamato”, ma si prende le sue responsabilità.

 

Chille Cain’ ‘ell’ autista non m’ha chiù aspettat’: nonostante il disappunto per il comportamento dell’autista che non ha voluto soprassedere ai soli 45 minuti di ritardo ed è partito, Savastano lo considera comunque un fratello, seppur traditore, appellandolo appunto Caino.

 

Se teniamo un po’ di fortuna, c’è un Marozzi che va sulla luna: quando l’amore fa vedere nel futuro. Enzo aveva immaginato allora quello che Elon Musk sta per realizzare oggi con la sua compagnia per viaggi spaziali Space X.

 

In una notte d’inverno diventasti donna: e già, perché il vero cantante neomelodico non fa sesso, ma fa diventare donna la sua amata, mettendo sempre il cuore davanti al carro.

 

Anni ‘90

Tu 45, io 18 ma che vuo’ fa’: ecco il carattere del vero amatore che non giudica la donna dall’anagrafe, ma dalle “rughe che ti danno femminilità”.

 

Una birra e una Panda: colpo basso di Enzo che tocca il cuore di chi ha vissuto quell’epoca.

 

Il Salento non era un granché: frecciatina a Biagio Antonacci, alla sua canzone “Non vivo più senza te” ambientata nel Salento e al suo famoso verso “no signora no”. In questa canzone va molto diversamente.

 

Sei la stessa di 20 anni fa, io 45, tu 90 ma che male fa: se vi siete messi a fare i conti, e quindi ritenete che dopo 20 anni, lui dovrebbe averne 38 e lei 65, non avete capito lo spirito della canzone. Mi spiego meglio: il concetto è lo stesso esposto da Raf quando cantò “Sembrano già gli anni ‘80 per noi quasi 80 anni fa”. Chiaro? Quindi “Anni ‘90” = 90 anni e sottomultipli (90, 45, 18).

 

Le cassette degli 883: tutti dobbiamo tanto a Max Pezzali. Tutti. “Sei un mito” rimane l’unico esempio di canzone neomelodica scritta a nord del Volturno.

 

L’ho saputo da Gianni Minà: qui l’artista vuole farci intendere che la donna in questione era molto famosa, e da lui conosciuta durante le feste organizzate da Minà, nelle quali Savastano era ospite irrinunciabile.

 

Amico Zampognaro

È arrivato Natale come quasi ogni anno: perché quasi? Si scoprirà nel malinconico finale della canzone: “e che vuoi festeggiare?”. Per il vecchio zampognaro non sarà più Natale.

 

Cosa fai tutto il resto dell’anno?: domanda che tutti ci siamo posti e della cui risposta, in fondo, non ci è mai importato nulla. Ma l’artista non si gira mai dall’altra parte davanti a un collega in difficoltà..

 

Torna a cas’: Natale=casa è un punto fermo del meridionale e, a maggior ragione, del neomelodico.

 

E ti specchi la faccia nel tuo piatto di brodo: sottile citazione di Savastano. Quando lo zampognaro si specchia nel brodo? Quando il dado è tratto.

 

Una canzone indie

M’aggia a cagna’ ‘sti llente: cambiare lenti, ovvero occhiali, è il sacrificio massimo per il neomelodico. È quasi come cambiare nome. Per maggiori dettagli vedere il primo tutorial di Savastano.

 

Campomarino

Tutte ‘ste guaglione che mi guardano/ti prego Enzo diamoci del tu: in segno di grande rispetto nei confronti di Savastano, nonostante la sua affabilità e il suo essere molto alla mano e disponibile, le ragazze gli danno del Lei fino a suo esplicito permesso di passare alla seconda persona singolare.

 

Pomeriggi che sanno di Barbara

Litorale stanco di Febbraio, in un lido sconosciuto abbiamo combinato il guaio: la sublime immagine evocata, il mare d’inverno che, ricordiamo, è un concetto che il pensiero non considera, fa da teatro ai due innamorati che si trovano catapultati in uno sconosciuto lido della loro esistenza.

 

Concepito su uno scoglio quell’estate a Saint Tropez: voi direte “ma non era successo a Febbraio?” Bravi, mettetevi a badare a questi dettagli invece di godervi la canzone. E comunque la strofa inizia con “Barbara stanotte t’ho sognata”, quindi l’estate a Saint Tropez fa parte del sogno. Sveglia, eh.

 

Questa sera in esclusiva le mie lacrime più IVA: più ritenuta d’acconto e diritti SIAE a carico del committente.

 

Reggae neomelodico

Tu col tuo Che Guevara, io col mio maglioncino comprato da Zara: magistrale rima che sottolinea le differenze di stile di vita tra la ragazza del centro sociale e il cantante neomelodico, che però non impediscono che Cupido scocchi la sua freccia con successo.

 

Insomma, signori, questa è letteratura. Forse fra qualche decennio i testi di Savastano si studieranno nelle scuole, come oggi si studiano Leopardi, Manzoni e Albano.

 

Nota: immagine tratta da sanniopage.com

 

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