A macchia di Leonardo

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Le invenzioni non avvengono in maniera continua, arrivano così, a macchia di Leonardo. Da vincere la propensione a non lavorare più, piuttosto convincersi che la propria materia grigia può farne di tutti i colori.

Pensate a una lampadina che fa buio, buco nero in miniatura, oggetto di estrema gravità. La forza sia con te sia con lui, ma non riuscite ad aprire la serratura. Quello che vi manca è una chiave di lettura della realtà, voi che avete solo duplicati delle opinioni altrui. Suonate allora al citofono della conoscenza e la porta si aprirà, ma sarà incernierata in alto, dovrete sostenere il peso delle vostre responsabilità per entrare.

La casa apparirà buia, bisognerà aprire le finestre ancora incartate, infissi da regalo e serrande con i fiocchi. Se non fate troppo i timidi la luce vi bacerà, del buio non ce ne sarà neanche l’ombra. Incontrerete persone suonate nella tromba delle scale, che porta al piano inferiore come da accordi. Già che ci siete fatevi un giro di la (non là). Il Re delle Calabrie vi chiede se ci siano montagne note e voi rispondete “Sì, Sire, La Sila”. Se sarà contento, avrete toccato i tasti giusti.

Uscendo vi imbatterete in un corteo del sindacato degli ansiosi che è sceso in stato di agitazione perché non riesce a risalire. Scenderete a compromessi con loro e vi faranno passare dall’altra parte della strada, dove c’è un incrocio a raso, molto liscio e morbido, tipico del tessuto urbano. Verrà presto sostituito con una rotatoria con 4 entrate e nessuna uscita. Lo sapevate già che, gira gira, sarebbe finita così.

Vi allontanerete in direzione stadio e andrete a tifare il vostro strumento da disegno preferito, o la vostra squadra del cuore. In un primo tempo vi sembrerà in ripresa, ma capirete presto che ha bisogno di risorse supplementari per superare i rigori del campionato e non restare al palo.

Attiverete la vostra rete di amicizie per aiutarla, ma se non vince lasciatela perdere.

A macchia di Leonardo

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